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DISTANZA DAL DIVING 20 MINUTI |
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PROFONDITA' 6-40 MT |
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DIFFICOLTA' MEDIA |
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Il
lato est dell’isola è tormentato dal vento di Levante, le onde
entrano nel porto, purtroppo pienamente esposto. Quando abbiamo
quasi perso tutte le speranze di immergerci, in tarda mattinata gli
elementi si concedono una tregua. Ci precipitiamo a caricare il
gommone e partiamo in direzione Gavi per recarci sul lato ovest
dell’isola, ovviamente riparato dal vento dell’est. Il punto
scelto è la Secca Scala, in realtà non è proprio una secca, ma la
parete verticale di un pianoro roccioso sommerso collegato
all’isola, che parte da circa
6 mt. di profondità,. Pensando
che il vento possa rinforzare, quindi rendere difficoltoso il
rientro, i preparativi si svolgono con una certa celerità, la
discesa inizia dopo pochi minuti, dal pianoro roccioso ci dirigiamo
verso la caduta ed iniziamo a percorrere la parete verso il basso.
Intorno ai 20 metri, un grosso scalino roccioso ci ricorda il motivo
dello strano nome di questo sito d’immersione, una cernia di
discrete dimensioni, dopo un attimo di impasse, fugge verso la
profondità, inutile tentare di seguirla e continuiamo la nostra
discesa fino a raggiungere i circa 40 metri, dove la parete affonda
le proprie radici nella sabbia. In
un anfratto notiamo due bellissime cicale, qualche foto è
d’obbligo, la parete è bella e presenta numerose tane, che
vengono sistematicamente esplorate con l’ausilio delle torce, in
una di queste, illuminato dal potente fascio luminoso,
si presenta il profilo di una grossa cernia, poco lontano
scorgiamo la testa di una murena con la bocca aperta che le dà una
parvenza di aggressività. Nonostante le cautele adottate, per
avvicinarci senza recarle spavento, fugge sinuosa tra le rocce. Il
tempo trascorre veloce e, a quella profondità, è proprio il caso
di definirlo tiranno. Iniziamo il percorso di risalita e,
accompagnati da numerosi saraghi fasciati e qualche sarago maggiore
giungiamo di nuovo sul gradino che dà il nome alla secca, ci
attardiamo qualche minuto ad osservare un grosso polpo, che, anche
se perfettamente mimetizzato con l’ambiente circostante, non
sfugge al nostro occhio attento. Dopo i primo flash, decide di non
concederci altro tempo e scappa lasciandosi dietro una nuvola
d’inchiostro, seguiamo i suoi movimenti eleganti fin quando si
rintana in un anfratto e, raccogliendo dei sassi con i tentacoli,
chiude la porta di casa. Ormai
dobbiamo porre termine a questa bella immersione, proseguiamo la
risalita ed effettuiamo la decompressione nei pressi
dell’ancoraggio, aggirandoci sul pianoro roccioso a pochi metri di
profondità, tra nuvole di castagnole e donzelle che, incuriosite,
si avvicinano fin quasi a toccare la maschera. All’uscita
notiamo che il vento è alquanto rinforzato ed il tempo non promette
niente di buono, sappiamo che, appena doppiato l’isolotto di Gavi
ci aspetta una navigazione non proprio piacevole, inoltre l’ora di
pranzo è trascorsa da un po’ ed i morsi della fame iniziano a
farsi sentire, ma il ricordo vivissimo di questa bella immersione,
strappata ad una giornata di levante, rende tutto meno pesante.
Potenza del mare e della passione che nutriamo nei suoi confronti. |
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