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DISTANZA DAL DIVING

10 MINUTI

PROFONDITA'

 24-60 MT

DIFFICOLTA'

ALTA

Quando ho ricevuto la telefonata di Gianluca Contarini, carissimo amico, ed esperto subacqueo tecnico, oltre che istruttore, che mi annunciava la sua visita per essere guidato in immersioni profonde in configurazione tecnica, la mia gioia è stata duplice, in primo luogo per la visita di un amico, in secondo luogo, per lo scopo della sua visita, non capita spesso di avere l’opportunità di poter svolgere quel tipo di immersione.

La prima preoccupazione è stata la meticolosa pianificazione delle immersioni da svolgere, la decisione del tipo di attrezzature necessarie e la loro accurata verifica. L’ossigeno al diving non manca, si prepara tutto l’occorrente e, come primo sito, decidiamo di visitare la Secca delle Formiche, da non confondersi con gli scogli, denominati anch’essi Le Formiche.

La giornata è serena ed il mare calmo, le condizioni sono ideali, in circa dieci minuti di navigazione giungiamo sul punto prefissato per l’ancoraggio, il ferro fila veloce verso il basso, fino a fermarsi su delle guglie rocciose alla profondità di circa 24 mt., zona che costituisce il cappello della secca.

La preparazione pre immersione è molto accurata, siamo solo in due, ci ripassiamo attentamente il programma mentre indossiamo le pesanti attrezzature, bombole d’aria, nitrox e ossigeno. L’assistente di superficie, figura importantissima nell’ambito delle immersioni, a sua volta ripassa le misure d’emergenza da adottare in caso di difficoltà. Siamo tutti pronti e, al via, un simultaneo tuffo, ulteriore verifica dell’attrezzatura, un saluto all’assistente e giù, attraversiamo velocemente l’acqua cristallina fino a giungere in vista delle guglie e, senza soffermarci proseguiamo fino alla profondità programmata di 55 mt.

Le forme di vita sono molto numerose e, illuminate dalle torce, esplodono nei loro vivaci colori, gorgonie, aragoste, qualche cicala ben nascosta negli anfratti rocciosi; pesci, non numerosi, ma di dimensioni ragguardevoli, come gronghi, murene, saraghi, musdee e cernie, in particolare una, incontrata nel percorso di risalita, intorno ai 35 mt., si è lasciata guardare ed avvicinare quanto basta per notare i particolari della sua livrea, poi, con aria sorniona si è diretta lentamente verso la maggiore profondità. Mentre un gruppo di piccole ricciole nuota poco lontano da noi, allontanandosi,  vedo gli occhi di Gianluca  che lampeggiano di gioia, vorremmo entrambi permanere più a lungo, ma il tempo stringe e proseguiamo verso le vette di queste splendide guglie che si stagliano sopra di noi, esplorando le profonde spaccature e i numerosi anfratti, arriviamo sul sommo della secca dove sono presenti numerose tane di polpi che, timidamente, spiano da gli usci formati da sassi, conchiglie e anche qualche pezzo di vetro levigato. Uno di questi abitanti del mare aveva persino reperito un piccolo coltello da sub, quasi irriconoscibile a causa delle numerose concrezioni formatisi, che faceva bella mostra davanti all’ingresso della sua tana!

Ormai il tempo a nostra disposizione è terminato, quindi ci dirigiamo verso la cima dell’ancora per iniziare la lenta risalita verso la superficie. Il mondo terrestre, dopo 40 minuti immersi nel pianeta acqua, ci aspetta, noto con grande piacere la soddisfazione che traspare dall’espressione di Gianluca mentre effettuiamo le soste decompressive e, mentre rivedo mentalmente l’immersione svolta, penso che anche il mio compagno stia vivendo le stesse sensazioni. Ancora pochi minuti e l’assistente di superficie ci bombarderà di domande.