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DISTANZA DAL DIVING 20 MINUTI |
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PROFONDITA' 20-70 MT |
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DIFFICOLTA' ALTA |
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E’ una splendida giornata di maggio, il mare è calmo e il sole scalda piacevolmente. Da qualche giorno è in programma un’immersione sulla Secca del Dito e oggi ci sono le condizioni più favorevoli per effettuarla. Con calma e meticolosità prepariamo le attrezzature necessarie, è un’immersione in mare aperto, abbastanza impegnativa, con discesa nel blu fino a circa 20 mt. e proseguimento in parete fino a circa 70 mt. Le miscele sono pronte e l’ossigeno non manca, anche se sull’isola l’approvvigionamento presenta notevoli difficoltà, prepariamo le bombole decompressive e quant’altro deciso in fase di pianificazione e, dopo le consuete operazioni, partiamo. Appena doppiato l’isolotto di Gavi, una leggera brezza di tramontana che increspa leggermente la superficie del mare ci fa temere di dover affrontare delle fastidiose correnti durante l’immersione, ma ciò non ci scoraggia più di tanto. L’ancoraggio avviene con successo e, dopo i consueti preparativi, al segnale convenuto, una capovolta e ci troviamo tutti in acqua; in superficie non c’è traccia di corrente, se non un leggerissimo scarroccio dovuto alla brezza, dopo il controllo reciproco della corretta configurazione e funzionalità delle attrezzature, iniziamo il percorso di discesa lungo la cima dell’ancora. Anche la fase di discesa avviene nella quasi totale assenza di corrente e questo, unitamente alla cristallinità dell’acqua ci fa prevedere un’immersione più che piacevole. In breve giungiamo sul sommo della suggestiva formazione rocciosa, come da programma effettuiamo lo stop per un ulteriore verifica della pesante attrezzatura e ci dirigiamo verso la meta prefissata, 55 mt. di profondità massima. La discesa avviene velocemente, in pochissimi minuti siamo giunti a destinazione, la tentazione di raggiungere la base di questa gigantesca colonna rocciosa e fermarsi ad osservare le meravigliose e coloratissime forme di vita è forte, ma il programma deve essere rispettato, in risalita avremo modo di fermarci. Uno sguardo verso l’alto e notiamo come l’ enorme colonna rocciosa si erge maestosa sopra di noi, iniziamo il percorso di risalita, i fasci di luce delle torce fanno esplodere in tutti i loro colori le forme di vita bentonica: astroides, parazoanthus e gorgonie tappezzano la parete rocciosa; dai numerosi antri e spaccature fanno capolino gronghi, murene e antenne di aragoste, qualcuna più temeraria esce quasi completamente dalla tana permettendo ai fotografi di immortalarla da diverse angolazioni; in numerosi punti sono presenti sassi levigati e sistemati a dovere davanti ai buchi che i polpi usano come tana. I flash delle macchine fotografiche si susseguono veloci e, mentre intorno a noi si affollano incuriosite castagnole rosse e nere, poco distante fa la sua apparizione un piccolo banco di dentici, pochissimi secondi e si dileguano. L’immersione volge al termine, abbiamo raggiunto la sommità della secca, fin’ora tutto si è svolto secondo programma, non resta che iniziare la risalita, circa 20 mt. di acqua libera ci separano dall’imbarcazione e i lunghi minuti di decompressione che ci aspettano al varco, come al solito non serviranno esclusivamente ad eliminare i gas in eccesso, ma anche per riordinare le idee e riassumere mentalmente le varie fasi di questa splendida immersione. |
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