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DISTANZA DAL DIVING 25 MINUTI |
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PROFONDITA' 0-65 MT |
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DIFFICOLTA' ALTA |
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Stamattina al diving si respira aria di novità, non capita spesso di riuscire ad organizzare un‘immersione allo scoglio della botte, un po’ per la distanza, un po’ per l’omogeneità del gruppo. La giornata è a dir poco splendida, il tiepido sole di fine aprile ci scalda piacevolmente mentre i preparativi fervono. Non vediamo l’ora di salpare e solcare il mare piatto; fuori dal porto l’atmosfera ci permette appena di intravedere debolmente la sagoma dello scoglio che dista circa 8 miglia. Dopo circa 20 minuti di navigazione siamo pronti a filare l’ancora, prima ancora che la cima vada in tensione, i più impazienti già iniziano ad indossare le attrezzature, così, dopo un breve ma accurato briefing, siamo tutti in acqua. La discesa avviene senza grosse sorprese fino alla profondità di 30 metri, dove, proprio sotto i nostri occhi, una cernia di ragguardevoli dimensioni si allontana impaurita, nessuno si era accorto di lei prima che si muovesse, ebbene si, siamo stati colti alla sprovvista, ma non ci sfuggono alcune cratene e flabelline che sembrano danzare abbracciate a deboli alghe; poco più giù, delle grosse aragoste fanno sporgere le loro antenne dalla parete rocciosa facendo cautamente capolino. La parete rocciosa è spettacolare, ricca di spugne incrostanti di vari colori, mentre la percorriamo fino a giungere alla profondità programmata di 50 metri, altri abitanti del mare non tardano ad affacciarsi dalle loro tane, come per chiedere di essere fotografati o ripresi, una bellissima musdea si lascia riprendere in posizione frontale, poi offre ripetutamente il proprio profilo; in acqua libera un piccolo banco di ricciole e, durante la risalita, due cicale. Siamo ormai giunti a quota 15 metri, tutti soddisfatti dal bottino fotografico, quando notiamo un piccolo banco di dentici che, diffidenti, non ci danno il tempo neanche per uno scatto. Ma il mare è sempre molto generoso e, gli appassionati di foto sub, si sfogano con un polpo che, anche se perfettamente mimetizzato con il fondale, non sfugge ai loro occhi attenti ed esperti, si allontana emettendo la tipica nuvola di inchiostro e si adagia nuovamente sulla parete rocciosa assumendone immediatamente le sembianze. Un bel gioco, ma, come tutte le cose belle, è destinato a durare poco, ancora pochi istanti per osservare un bellissimo Umbraculum e la nostra risalita prosegue fino alla quota decompressiva dove, per ingannare il tempo, si gioca con le donzelle e ci si prende in giro l’un l’altro scrivendo le solite sciocchezze sulla lavagnetta. Sul gommone l’entusiasmo è quasi palpabile e, mentre filiamo veloci verso il porto pregustiamo il momento di scaricare le foto sul computer per poter vedere il risultato e, ammettiamolo, anche per suscitare un po’ di invidia e ammirazione in quelli che non hanno partecipato a questa meravigliosa escursione. |
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