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DISTANZA DAL DIVING 20 MINUTI |
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PROFONDITA' 18-25 MT |
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DIFFICOLTA' MEDIA |
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Si tratta di un mezzo da sbarco inglese, un Liberty affondato il 24 febbraio 1944, trasportava munizioni, di cui ormai non c’è più traccia, ed un certo numero di prigionieri tedeschi. Anche di loro si persero le tracce, alcuni morirono durante il naufragio, mentre altri furono salvati da alcuni intrepidi ponzesi che, incuranti delle avverse condizioni meteo e del pericolo che essi stessi correvano, calarono delle cime che rappresentarono la salvezza, purtroppo non per tutti. La causa del naufragio pare debba essere attribuita al mare in tempesta e ad un’avaria dei motori che impedì di effettuare le corrette manovre, fu così che la nave fu schiantata contro la scogliera dall’impietoso mare, si spezzò in due tronconi, oggi distanti circa cento metri l’uno dall’altro, ed affondò. Il troncone di prua è quello che vale la pena di visitare, mentre della parte poppiera non è rimasto gran ché.Dopo aver ancorato in prossimità del relitto, a circa 50 Mt. dai contrafforti rocciosi ed impervi dell’isola di Ponza, inizia la discesa lungo la cima dell’ancora. Dopo i primi metri già si intravede la sagoma del troncone di prua, in assetto di navigazione e, poco dopo, ci appare in tutta la sua maestosità la spartana figura del relitto. Sulla coperta, a 18 Mt. di profondità, sono ancora presenti mitragliatrici e verricelli, le incrostazioni dovute alla vita marina rendono un po’ meno drammatico lo scenario. Qua e là qualche piccolo grongo (Conger conger) si affaccia incuriosito, seguito da piccole murene (Muraena helena). Facciamo un giro intorno al relitto dando un’occhiata dentro le paratie laterali illuminate dalla luce delle torce, questo ci permette di avvistare qualche gambero (Palaemon serratus) e, mimetizzate con le pareti interne, alcune magnosella (Scyllarus arctus), mentre il fondale circostante è disseminato di rottami. Sulla sabbia circostante non è improbabile avvistare qualche bell’esemplare di stella pettine (Astropecten aranciacus). Terminato il giro, passiamo all’interno, niente paura! A prua c’è un’apertura molto ampia dovuta alla distruzione del portellone che, a suo tempo, serviva da passerella per i mezzi da sbarco; un’altrettanto ampia apertura è presente in quella che era la parte centrale della nave. Anche il tragitto interno, della lunghezza di circa 20 Mt., pur non essendo molto ricco di incrostazioni, ci riserva qualche sorpresa regalandoci la visione di angoli in cui si formano suggestive sacche d’aria, di piccoli crostacei e, all’uscita, grappoli di uova di calamaro. Dopo questo breve percorso interno ci portiamo in coperta dove qualche previdente subacqueo, armato di macchina fotografica, si accinge a fotografare chi si improvvisa fotomodello dietro le silenziose mitragliatrici in atto di sparare. Ormai l’immersione volge al termine, ci dirigiamo verso la cima dell’ancora, oppure, se le condizioni del mare lo permettono, verso la vicina parete rocciosa, un ultimo, istintivo sguardo al relitto e notiamo il suo saluto, colonne formate da miriadi di bolle d’aria che si levano dalle spaccature della coperta. Era l’aria da noi stessi espirata durante il percorso interno che ora ci accompagna verso la superficie. |
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