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DISTANZA DAL DIVING 10 MINUTI |
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PROFONDITA' 7-33 MT |
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DIFFICOLTA' MEDIA |
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Oggi spira un forte vento di ponente, quindi decidiamo di immergerci a Punta Guardia, a dieci minuti circa di navigazione. Usciti dal porto facciamo rotta verso sud, costeggiamo La Parata, doppiamo i suggestivi faraglioni del Calzone Muto e puntiamo diritti verso il Faro della Guardia. Ci ormeggiamo a pochi metri dalla parete a picco sul mare e, mentre fervono i preparativi per la discesa, non possiamo fare a meno di notare che la limpidezza dell’acqua ci permette di osservare gli enormi massi chiari che giacciono sul fondo, resti di una vecchia franata, e nuvole di castagnole nere (Chromis chromis) che volteggiano a pochi metri sotto di noi attirati dalle briciole di creckers lasciate appositamente cadere in acqua dalla nostra mascotte (Riccardo), che farà compagnia all’assistente di superficie. L’immersione inizia senza particolari sorprese fino alla profondità di circa 10 Mt., ma , mentre osserviamo un grosso scoglio riccamente colorato, ecco una cerniotta (Epinephelus marginatus) che si affaccia incuriosita dalla sua tana. Il fondale è vario, grossi massi, tra le cui spaccature si annidano gronghi (Conger conger) e murene (Muraena helena), si alternano a piccole spianate di sabbia bianca che assomigliano a bellissime spiagge tropicali e praterie di posidonia (Posidonia oceanica). C’è una quantità incredibile di conchiglie e scheletri di ricci, ci troviamo a 23 Mt. quando scorgiamo una grossa granseola (Maja squinado) mimetizzata tra la posidonia (Posidonia oceanica), l’istinto di prenderla tra le mani è forte, ma è meglio non disturbare troppo gli abitanti del mare, qualcuno la stuzzica e lei, impaurita, si pone nella posizione di difesa con le chele aperte, immediati scattano i lampi dei flash. Poco più avanti, in una fenditura tra due massi, una murena (Muraena helena) di discrete dimensioni ci osserva, con la bocca aperta ci mostra i suoi denti acuminati e ricurvi tra i quali si aggira il suo dentista personale, uno splendido gambero alifantozza rossa (Stenopus Spinosus) che presta la sua opera. Continuiamo l’immersione fino alla profondità di 33 Mt. dove una bellissima parete, ricca di spugne incrostanti e di gorgonie bianche (Eunicella singularis), tra le quali sono imprigionate diverse uova di gattuccio (Scyliorinhus canicula), segna il termine del percorso di andata. Ci portiamo lentamente alla quota di 20 Mt. e, seguendo il pianoro disseminato di grossi massi, scorgiamo numerose dimore di polpi (Octopus vulgaris), alla quota di 17 Mt. ci imbattiamo in una bellissima cernia (Epinephelus marginatus), ma le attenzioni verso di lei sono subito distolte da un grongo (Conger conger) di dimensioni eccezionali, allungo molto lentamente la mano come per accarezzarlo e, con mia grande sorpresa, l’anguilliforme si muove verso di lei, resto immobile, lentamente e sinuosamente percorre tutto il mio braccio fino a portare la sua grossa testa a pochi centimetri dalla mia maschera, l’emozione è fortissima, istintivamente con la mano gli accarezzo il ventre, come per tranquillizzarlo, sembra che gli piaccia! Ci guardiamo negli occhi, quei grossi occhi scuri che mi fissano mi fanno ricordare che siamo soltanto degli ospiti, peraltro credo poco graditi dai veri padroni di casa. Gli altri sub hanno fatto cerchio poco sopra di me e si godono lo spettacolo finché, forse a causa di un movimento brusco, il nostro amico si ritira nel suo antro. Una scena durata pochi secondi, forse un minuto, ma così intensa da generare l’euforia di tutti e rinnovare il rispetto per tutte le forme di vita. Dopo l’emersione non si fa altro che parlare del grongo (Conger conger) e della confidenza che ci ha concesso, una bellissima storia da raccontare, tante foto da mostrare ed un bellissimo ricordo da tenere sempre vivo dentro di noi. |
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